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Aiuto per familiari del giocatore: guida pratica

Cerchi aiuto per familiari di giocatori? Questa guida pratica spiega come riconoscere i segnali, avviare il dialogo e accedere a Gam-Anon, SerD e TVNGA gratuitamente in Italia.

Mauro Croce
Autore Mauro Croce Casinò/Bonus
Pubblicato

Quando il disturbo da gioco d’azzardo entra in una famiglia, colpisce tutti: non soltanto la persona che gioca, ma anche chi le vive accanto. I partner, i figli, i genitori, i fratelli diventano spesso testimoni silenziosi di un processo che faticano a comprendere — e che spesso portano da soli. Questa guida è scritta per loro: per chi cerca aiuto per i familiari di giocatori e non sa da dove cominciare. Troverete qui strumenti concreti per riconoscere il problema, avviare una conversazione difficile, accedere alle risorse disponibili gratuitamente in Italia e, dove necessario, proteggere il patrimonio familiare.

Indice dei contenuti

Come riconoscere la dipendenza nel proprio caro

Il disturbo da gioco d’azzardo si nasconde bene. Chi ne è affetto sviluppa quasi sempre, nel tempo, una straordinaria capacità di dissimulazione: minimizza, nega, sposta l’attenzione. Per chi gli sta vicino, questo rende particolarmente difficile distinguere ciò che sta davvero accadendo da una fase di difficoltà ordinaria. I segnali, però, esistono — e impararli a riconoscere è il primo passo.

I segnali comportamentali

Il quadro comportamentale di una persona con disturbo da gioco d’azzardo presenta alcune costanti che la letteratura clinica ha identificato con precisione. La menzogna sistematica è tra le prime e più evidenti: piccole bugie che diventano grandi, spiegazioni sempre meno coerenti sugli orari e le uscite, risposte evasive sulle chiamate e i messaggi ricevuti. La gestione segreta del telefono — password cambiata di frequente, schermo sempre rivolto verso il basso, agitazione alla vista di una notifica — è un segnale ricorrente, soprattutto nell’era del gioco online.

Un altro indicatore caratteristico è quello che i clinici chiamano chasing, la rincorsa della perdita: la persona torna a giocare non per piacere ma per tentare di recuperare quanto ha perso, con un ottimismo irrealistico (“ancora una volta e poi smetto”, “questa volta vinco sicuro”) che rimane immutato nonostante una serie continua di insuccessi. A questo si aggiungono oscillazioni d’umore intense e apparentemente immotivate — irritabilità, ansia, euforia improvvisa — strettamente legate all’andamento del gioco, e una progressiva trascuratezza del lavoro, della scuola o degli impegni familiari.

I segnali finanziari e relazionali

Sul piano economico, i segnali sono spesso i più visibili per chi condivide la vita con il giocatore. Problemi finanziari inspiegabili in presenza di un reddito apparentemente stabile — conti in rosso, bollette non pagate, prelievi frequenti di piccole somme — sono un campanello d’allarme che merita attenzione. I debiti nascosti, i prestiti chiesti a parenti e amici con giustificazioni diverse da quelle reali, e la comparsa di creditori sconosciuti sono segnali che il problema si è già cronicizzato.

Dal punto di vista relazionale, la dipendenza produce progressivo isolamento: la persona ritira il coinvolgimento emotivo dalla famiglia, rinuncia agli svaghi condivisi, smette di partecipare alla vita domestica. La qualità del sonno si deteriora — spesso gioca di notte — e l’umore diventa imprevedibile in modo direttamente correlato alle sessioni di gioco. Se riconoscete più di tre di questi segnali con una certa persistenza nel tempo, vale la pena approfondire la situazione.

Come iniziare la conversazione

Avviare un dialogo su un problema che l’altra persona non riconosce o vuole tenere nascosto è forse la sfida più difficile che i familiari si trovano ad affrontare. Non esiste una formula magica, ma la ricerca sull’intervento motivazionale fornisce indicazioni precise su come aumentare le probabilità che la conversazione sia utile e non produca chiusura o conflitto.

Il momento giusto e l’approccio corretto

La conversazione non deve avvenire subito dopo una perdita o in un momento di tensione elevata: in quel contesto, qualsiasi parola sarà percepita come un attacco e produrrà difensività. È preferibile scegliere un momento di calma relativa, quando la persona non è né euforica per una vincita né disperata per una perdita. La conversazione deve svolgersi in privato, senza testimoni e senza pressioni di tempo.

Prima di iniziare, è utile avere già in tasca almeno un’informazione concreta sulle risorse disponibili — il numero del TVNGA (800 55 88 22), il contatto del SerD locale, l’esistenza di Gam-Anon — in modo da poterla offrire nel momento in cui si apre uno spazio. Non si tratta di presentarsi con un “piano di cura”, ma di segnalare che esistono percorsi e che non si è soli.

Cosa dire (e cosa non dire)

La tecnica del linguaggio in prima persona — sviluppata nell’ambito del colloquio motivazionale — è particolarmente efficace: invece di dire “stai distruggendo la famiglia con il tuo gioco”, si esprime la propria esperienza (“sono spaventata/o, non capisco cosa sta succedendo, e vorrei parlarti”). Il focus è su ciò che si prova, non sull’accusa di ciò che l’altro fa. Questo riduce la probabilità di una risposta difensiva e mantiene aperto il canale del dialogo.

Alcune cose da evitare con cura: i toni ultimativi nella fase iniziale del dialogo (“o smetti o me ne vado”), le soluzioni imposte (“domani mattina ti porto al SerD”), le domande retoriche accusatorie (“ma come hai potuto?”). Non si tratta di non dire mai queste cose — ci sono momenti in cui porre limiti chiari è necessario — ma nella fase dell’apertura del dialogo è controproducente. L’obiettivo in quel momento non è risolvere il problema: è creare le condizioni perché la persona possa, gradualmente, riconoscerlo.

Codipendenza e enabling: quando l’aiuto diventa parte del problema

Uno dei concetti più difficili da accettare per i familiari di giocatori è quello di enabling — e la sua radice nella codipendenza. Significa che alcuni dei comportamenti che mettiamo in atto per proteggere la persona amata, o per salvare la situazione familiare, finiscono per facilitare la continuazione del comportamento di gioco. Non per mancanza di amore: al contrario, spesso proprio per eccesso di amore e di senso di responsabilità.

Riconoscere i comportamenti di enabling

I comportamenti di enabling più frequenti che i clinici osservano nelle famiglie di giocatori sono riconoscibili e documentati: prestare denaro o ripianare i debiti del giocatore (anche con la motivazione di salvare la casa o evitare problemi legali); mentire per lui o per lei (giustificare assenze al lavoro, inventare scuse con parenti e amici, coprire le conseguenze economiche); assumersi responsabilità che appartengono all’altro (gestire tutte le finanze familiari per compensare l’irresponsabilità del giocatore, fare il doppio lavoro domestico). Questi comportamenti, nella logica familiare, appaiono come soluzioni — e in parte lo sono, nel breve periodo. Nel lungo periodo, tuttavia, riducono le conseguenze del gioco abbastanza da togliere alla persona la pressione che potrebbe spingerla a cercare aiuto.

Come proteggere se stessi e impostare i confini

Smettere di coprire e di prestare denaro non significa abbandonare la persona. Significa distinguere tra aiutare la persona e aiutare la dipendenza. Questa distinzione non è semplice da interiorizzare, e non deve essere affrontata da soli: è esattamente il lavoro che si fa in un gruppo Gam-Anon o in un percorso di supporto al SerD. I familiari hanno diritto a ricevere sostegno per sé, indipendentemente da ciò che il giocatore sceglie di fare.

Impostare confini chiari — “non presterò più denaro destinato al gioco”, “non coprirò più le tue assenze” — è un atto di cura per se stessi e, paradossalmente, per il giocatore. Ogni confine mantenuto riduce un’area di enabling e aumenta la probabilità che la persona si confronti con le reali conseguenze del proprio comportamento. Tenere i confini è difficile: richiede supporto esterno e, spesso, la capacità di tollerare conflitto e senso di colpa. Per questo i gruppi e i professionisti sono risorse preziose, non optional.

Risorse e aiuto per i familiari di giocatori

In Italia esistono risorse specifiche per i familiari di persone con disturbo da gioco d’azzardo — non solo per il giocatore. Queste risorse sono gratuite, accessibili senza prescrizione e spesso poco conosciute.

Gam-Anon Italia

Gam-Anon è l’organizzazione gemella di Giocatori Anonimi, dedicata specificamente ai familiari e ai partner dei giocatori. Segue il modello dei dodici passi, analogo a quello di Al-Anon per i familiari di persone con dipendenza da alcol. I gruppi Gam-Anon offrono un luogo in cui confrontarsi con altre persone che vivono la stessa esperienza, senza giudizi e in forma anonima. Non è un percorso terapeutico in senso clinico — non sostituisce il supporto professionale — ma il valore dell’auto-mutuo-aiuto tra pari è documentato e reale. I gruppi sono diffusi su tutto il territorio nazionale. Per trovare il gruppo più vicino e gli orari delle riunioni è possibile consultare il sito di Giocatori Anonimi Italia o contattare direttamente la sede.

SerD e Caritas: supporto professionale gratuito

Il SerD (Servizio per le Dipendenze) della propria ASL è spesso pensato — anche dai familiari — come un servizio esclusivamente per chi ha il disturbo. Non è così: molti SerD offrono colloqui di supporto psicologico e consulenza anche per i familiari, indipendentemente dal fatto che il giocatore stia o meno intraprendendo un percorso terapeutico. L’accesso è diretto, senza ticket né impegnativa del medico di base. Se non sapete come muovervi, il Telefono Verde TVNGA (800 55 88 22) — attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16 — orienta verso i servizi territoriali anche per i familiari.

La Caritas di molte diocesi italiane ha attivato sportelli dedicati al gioco d’azzardo patologico, che offrono supporto psicologico, sociale e orientamento alle risorse del territorio. Il Centro Arca di Milano (tel. 02 6680 2877) è una struttura privata accreditata specializzata nella dipendenza da gioco, che offre percorsi sia per giocatori sia per familiari.

RisorsaPer chiCostoContatto
TVNGAGiocatori e familiariGratuito800 55 88 22 (lun–ven 10–16)
SerD (ASL)Giocatori e familiariGratuito (SSN)SerD della propria ASL
Gam-Anon ItaliaFamiliari e partnerGratuitoSito Giocatori Anonimi Italia
Caritas Sportello GAGiocatori e familiariGratuitoCaritas diocesana locale
Centro Arca MilanoGiocatori e familiariPrivato accreditato02 6680 2877

Strumenti legali di protezione patrimoniale

Quando la dipendenza da gioco produce conseguenze economiche gravi — debiti, ipoteche occulte, prestiti da usurai — i familiari si trovano spesso a dover affrontare anche una dimensione giuridica che non conoscono. Esistono strumenti concreti che è importante conoscere, anche solo per sapere che esistono e quando è il caso di consultare un professionista.

Separazione dei beni e revoca delle procure

Per i coniugi in regime di comunione dei beni, il passaggio alla separazione dei beni è possibile con atto notarile e produce effetti immediati: i beni acquisiti successivamente alla stipula appartengono esclusivamente a chi li acquista, senza che l’altro coniuge possa disporne o rispondere con essi dei propri debiti. Questa modifica non risolve il problema dei debiti pregressi già contratti in comunione, ma protegge il patrimonio futuro. Allo stesso modo, se al giocatore è stata concessa una procura a operare su conti correnti o a compiere atti patrimoniali, questa può essere revocata unilateralmente in qualsiasi momento.

La procedura di sovraindebitamento (D.Lgs. 14/2019)

Quando i debiti accumulati dal giocatore — o dall’intero nucleo familiare in conseguenza del gioco — superano la capacità di rimborso, è possibile ricorrere alle procedure previste dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019), che ha sostituito e ampliato la precedente legge sul sovraindebitamento (L. 3/2012). Per i consumatori sovraindebitati — cioè per le persone fisiche non imprenditrici — sono disponibili il piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore e la liquidazione controllata. Entrambe le procedure permettono di ristrutturare o stralciare i debiti con l’approvazione di un giudice, attraverso un Organismo di Composizione della Crisi (OCC). Il servizio è erogato gratuitamente dagli OCC istituiti presso le Camere di Commercio, gli Ordini degli Avvocati e i Comuni. È fondamentale consultare un professionista abilitato prima di intraprendere queste procedure.

Per i genitori di adolescenti

La dipendenza da gioco non riguarda solo gli adulti. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità documentano una crescita preoccupante del gioco d’azzardo tra i giovanissimi, accelerata dalla diffusione del gioco online e delle meccaniche di tipo gambling nelle app e nei videogiochi. Per i genitori che iniziano a notare segnali anomali in un figlio adolescente — interesse eccessivo per le scommesse sportive, acquisto di gratta-e-vinci, spese in app con meccanismi di gioco — il primo riferimento è ancora il TVNGA (800 55 88 22), che fornisce orientamento specifico anche per situazioni che riguardano minori.

L’ISS coordina programmi di prevenzione nelle scuole secondarie, sviluppati in collaborazione con i SerD territoriali, che includono percorsi psicoeducativi per studenti e formazione per insegnanti. Per i genitori che desiderano informarsi su questi programmi o segnalare una situazione preoccupante, il punto di contatto principale rimane il SerD della propria ASL, che può attivare interventi specifici per l’età evolutiva. L’approccio con gli adolescenti richiede ancora più attenzione alla non-stigmatizzazione: il dialogo aperto, la curiosità genuina e la disponibilità all’ascolto hanno più efficacia dei controlli e dei divieti unilaterali.

Domande frequenti

Conclusione

Chi vive accanto a una persona con disturbo da gioco d’azzardo non è uno spettatore impotente: è una risorsa fondamentale nel percorso di cura — a condizione di ricevere a sua volta il supporto necessario. Aiutare i familiari di giocatori significa riconoscere che la dipendenza è una patologia familiare, non soltanto individuale. Le risorse ci sono — dal TVNGA ai gruppi Gam-Anon, dai SerD alla consulenza legale per il sovraindebitamento — e sono quasi sempre gratuite e accessibili senza prescrizione. Il passo più difficile è sapere che esistono. Adesso lo sapete: il Telefono Verde TVNGA (800 55 88 22) è disponibile per accompagnare chiunque — giocatori e familiari — in quel momento.

Il gioco d’azzardo può causare dipendenza. Se tu o qualcuno vicino a te ha un problema con il gioco, chiedi aiuto. Il Telefono Verde TVNGA (800 55 88 22) è gratuito e anonimo, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16.