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Storie di dipendenza dal gioco d'azzardo: quattro percorsi verso la guarigione

Quattro storie di dipendenza dal gioco d'azzardo in forma anonimizzata: come questa dipendenza si sviluppa e come, con il giusto supporto, si può superare. Profili costruiti su dati clinici reali (ISS, SerD, ESPAD, Fondazione Libellula): nomi di fantasia, meccanismi e percorsi documentati.

Mauro Croce
Autore Mauro Croce Casinò/Bonus
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Le storie di dipendenza dal gioco d’azzardo hanno un valore che nessuna statistica riesce a restituire per intero. I numeri ci dicono che circa il 3% degli adulti italiani presenta problematiche legate al gioco (ISS, 2021) e che tra gli adolescenti di 14–17 anni i giocatori problematici hanno superato le 90.000 unità; ma sono le storie individuali — i debiti nascosti, le notti di gioco, le promesse spezzate, e poi il lento ritorno alla vita — a farci capire davvero com’è fatta questa dipendenza. Questo articolo raccoglie quattro profili anonimizzati e adattati, costruiti a partire dai dati clinici elaborati da SerD italiani, ISS, Fondazione Libellula ed ESPAD. I nomi sono di fantasia; i meccanismi, i percorsi di crisi e le risorse di cura sono reali.

Indice dei contenuti

Perché le storie di dipendenza dal gioco d’azzardo contano

Il disturbo da gioco d’azzardo (DGA) è riconosciuto dal DSM-5-TR come dipendenza comportamentale. Eppure, nel senso comune, persiste ancora l’immagine stereotipata del giocatore “debole di carattere”: qualcuno che sceglie, consapevolmente, di rovinare se stesso. Le storie ci correggono. Ci mostrano Marco, che ha perso il lavoro durante il lockdown e ha trovato nelle slot online un modo per gestire l’ansia; Elena, che dopo la morte del marito non riusciva a tollerare il silenzio della casa vuota; Luca, studente universitario trascinato dai compagni su piattaforme di scommesse straniere; Giuseppe, ex poker semiprofessionale, convinto per anni di avere tutto sotto controllo. Non esiste un profilo unico di giocatore problematico.

I dati dell’indagine ESPAD Italia documentano che il gioco online tra i ragazzi di 14–17 anni è passato dal 21% nel 2017 al 42% nel 2024; i giocatori problematici in questa fascia di età hanno raggiunto le 90.000 unità, quelli a rischio oltre 136.000. La Fondazione Libellula, attiva nella prevenzione delle dipendenze, sottolinea come i fattori di vulnerabilità siano sempre multifattoriali: biologici, psicologici, sociali e contestuali. Leggere le storie con questa consapevolezza non è un esercizio di pietà: è un atto concreto di prevenzione, per sé e per chi si ha vicino.

Quattro storie, quattro percorsi

I profili che seguono sono costruiti a partire da dati clinici reali, rielaborati in forma anonimizzata per tutelare la privacy delle persone coinvolte. Rappresentano tipologie ricorrenti nelle casistiche dei SerD italiani e dei programmi di ricerca sull’epidemiologia del disturbo da gioco d’azzardo.

Marco, 34 anni – le slot online durante il lockdown

Marco lavora come tecnico informatico. Nel marzo 2020, con il primo lockdown, perde il contratto a progetto su cui contava da due anni. Le giornate a casa si allungano, l’ansia cresce, i colloqui di lavoro slittano perché tutto è fermo. Un amico gli mostra un sito di casinò online con slot machine: “È divertente, tanto è gratis la prima settimana.” Le prime sessioni durano venti minuti, l’importo è contenuto, c’è perfino una piccola vincita che scalda. In poche settimane le sessioni si allungano: un’ora, due, poi la notte, con le cuffie per non svegliare la compagna.

Marco inizia a nascondere le perdite. Sposta denaro tra conti, rinvia le spese condivise con scuse plausibili, racconta di “avere quasi risolto la situazione”. Nella testa, il meccanismo è sempre lo stesso: la sessione di questa sera servirà a recuperare quella di ieri. I clinici lo chiamano rincorsa della perdita — loss chasing — ed è uno dei criteri diagnostici del DGA nel DSM-5-TR. Non è irrazionale nel senso comune; è irrazionale esattamente come tutte le dipendenze: il cervello ha imparato che il gioco fornisce sollievo, e lo cerca anche quando provoca danno.

La compagna scopre lo scoperto in banca — €23.000 accumulati tra carte di credito e piccoli prestiti — quando arriva la notifica di un pagamento rifiutato. Il giorno dopo Marco chiama il Telefono Verde Nazionale (TVNGA, 800 558 822). L’operatrice lo orienta al SerD di Torino, dove inizia un percorso di terapia cognitivo-comportamentale (CBT) durato quattordici mesi. A due anni dall’ultima giocata, Marco collabora con un progetto di prevenzione rivolto ai giovani adulti disoccupati.

Elena, 52 anni – le VLT come rifugio dal lutto

Elena insegna lettere alle scuole medie. Nell’autunno del 2018 perde il marito dopo una malattia rapida: tre mesi dalla diagnosi alla morte. La casa diventa silenziosa in un modo che lei non riesce a gestire. Un pomeriggio, mentre aspetta l’autobus vicino alla scuola, entra in una tabaccheria e gioca cinque euro a una VLT (Videolottery Terminal). Non vince nulla, ma per quindici minuti la testa era altrove. Non pensava al letto sfatto, né alla cena per una persona sola.

Elena torna il giorno dopo. E il successivo. In sei mesi il pattern si consolida: ogni pomeriggio libero viene trascorso davanti a una VLT. Prima €20, poi €50, poi oltre €100 al giorno. Svuota i risparmi accumulati in vent’anni di insegnamento; poi, per non allarmare nessuno, chiede un piccolo prestito alla banca per “riparare la caldaia”. Il debito totale arriva a €14.000. È la figlia, durante un weekend di visita, a notare il saldo del conto e a fare le domande giuste.

Elena non nega. Quando la figlia apre l’argomento, scoppia a piangere e racconta tutto. Quella sera stessa le due chiamano insieme il TVNGA. L’operatrice spiega che il SerD di Napoli gestisce gruppi terapeutici specifici per il disturbo da gioco d’azzardo. Elena inizia: terapia individuale e gruppo di sostegno con altre donne in situazione simile. A tre anni dall’ultima sessione alle VLT, è volontaria in un’associazione di familiari di giocatori problematici.

Luca, 22 anni – le scommesse su siti esteri a 19 anni

Luca si iscrive all’università a 19 anni, fuori sede. Nel dormitorio studentesco, alcuni compagni usano siti di scommesse sportive con licenza Curaçao — non ADM, quindi privi delle protezioni obbligatorie previste dalla normativa italiana, come i limiti di deposito e i sistemi di autoesclusione integrati. La soglia di accesso è bassissima: pochi clic, una carta prepagata, e si è dentro. All’inizio è una cosa da fare insieme, guardando le partite del weekend.

Luca non sente di avere un problema: “Gioco molto meno degli altri, e ogni tanto vinco.” Ma la borsa di studio si svuota più in fretta del normale; fa piccoli debiti con i compagni, sempre “temporanei”; inizia a rimandare gli esami perché concentrarsi sullo studio è difficile quando si sta aspettando il risultato di una schedina. Il punto di crisi arriva quando chiede denaro ai genitori — per “le spese universitarie” — per la terza volta in sei mesi. Il padre chiede di vedere i movimenti bancari.

La vergogna legata all’età e al contesto universitario rende difficile per Luca presentarsi fisicamente a un SerD nella città dove studia. Cerca online e trova che alcuni SerD offrono percorsi di telehealth: videoconsulto con uno psicologo, contatto iniziale anonimo, possibilità di lavorare a distanza. La barriera si abbassa. Inizia un percorso che dura undici mesi. A quattordici mesi dall’ultima scommessa, partecipa a incontri di prevenzione nelle scuole superiori.

Giuseppe, 44 anni – dal poker professionale alla crisi finanziaria

Giuseppe ha giocato a poker tutta la vita. Da amatoriale a semiprofessionale: live e online, tornei e cash game. Per anni ha gestito le perdite come un costo del mestiere — una voce nel bilancio di un’attività che, complessivamente, tornava in positivo. Poi qualcosa si è spostato in modo graduale, quasi impercettibile. Le sessioni sono diventate più lunghe, le puntate più alte, i rientri al tavolo sempre più urgenti. Il meccanismo di negazione è sofisticato, come spesso accade nei giocatori con competenze reali: “Sono un professionista, conosco le probabilità, so quando è il momento di smettere.” La frase è falsa da almeno due anni quando Giuseppe lo ammette a se stesso.

Il debito totale — €85.000 distribuiti tra linee di credito al consumo, cessioni del quinto dello stipendio e prestiti da amici stretti — è di un ordine di grandezza diverso rispetto a quello degli altri profili. Giuseppe è sommerso. La moglie scopre la situazione quando la banca manda una comunicazione urgente relativa all’ipoteca sulla casa. Il percorso di cura è doppio: terapeutico e legale-finanziario. Il SerD di Roma avvia il lavoro psichiatrico e psicologico; i Giocatori Anonimi offrono il supporto di gruppo che diventa struttura settimanale. Per il debito, un consulente dello Sportello del Consumatore lo orienta alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento prevista dalla Legge 3/2012, ora confluita nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza: un piano di rientro omologato dal tribunale, che consente di concordare una riduzione parziale del debito con i creditori. Ci vogliono cinque anni. Oggi Giuseppe guida il gruppo dei Giocatori Anonimi di Roma.

I meccanismi ricorrenti

Le quattro storie sono diverse per età, genere, tipo di gioco e contesto di vita. Eppure condividono una grammatica comune, quella che la letteratura clinica sul disturbo da gioco d’azzardo ha documentato e che i SerD italiani ritrovano, ogni giorno, nei loro ambulatori. Riconoscere questa grammatica è il primo passo per non fraintendere ciò che si osserva — in se stessi o in una persona cara.

MeccanismoMarcoElenaLucaGiuseppe
Evento scatenantePerdita lavoro (COVID)Lutto coniugalePeer pressure, accesso facileEscalation graduale
Funzione iniziale del giocoGestire l'ansiaRiempire il vuoto emotivoAppartenenza al gruppoGuadagno percepito
Tipo di giocoSlot onlineVLTScommesse sportive (siti esteri)Poker online e live
Debito accumulato€23.000€14.000Borsa studio + piccoli debiti€85.000
Punto di svoltaScoperta della compagnaIntervento della figliaConfronto del padreCrisi ipotecaria
Percorso di curaSerD Torino, CBT 14 mesiSerD Napoli, gruppo terapeuticoSerD telehealth, 11 mesiSerD Roma + GA + L.3/2012

La rincorsa della perdita è presente in tutti e quattro i profili, in forme diverse: la slot “che prima o poi paga”, la schedina che “recupera la settimana”, la mano di poker “in cui sono sicuro di vincere”. Così la negazione: “Non sono un dipendente” — formulazione tanto più convincente quanto più la persona possiede reale competenza tecnica sul gioco, come nel caso di Giuseppe. E così la progressione del debito come segnale di allarme ignorato, perché ammettere il debito significherebbe ammettere il problema. La vergogna e il segreto amplificano il ciclo: più si nasconde la dipendenza, più cresce, perché il gioco rimane l’unico posto dove “risolvere” la situazione — anche se non la risolve affatto.

I percorsi di guarigione in Italia

Dal 2017 il trattamento del disturbo da gioco d’azzardo rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA): è gratuito, accessibile in tutti i SerD territoriali tramite la propria ASL, senza impegnativa del medico di base. Non è necessario aver toccato il fondo — e aspettare di toccarlo significa nella maggior parte dei casi debiti più alti, relazioni più compromesse, percorso di recupero più lungo.

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è considerata il trattamento di riferimento per il DGA. Aiuta a identificare e modificare i pensieri distorti legati al gioco — l’illusione del controllo, la fallacia del giocatore, la sopravvalutazione dell’abilità personale — e a costruire strategie alternative di gestione delle emozioni difficili. I percorsi durano in media da sei a diciotto mesi, spesso con componente psichiatrica di supporto quando sono presenti comorbidità (depressione, disturbi d’ansia, abuso di sostanze sono frequenti nel quadro DGA).

I Giocatori Anonimi (GA) offrono un supporto peer-to-peer fondato sui 12 passi: gratuito, presente in molte città italiane, basato sulla condivisione tra persone che hanno vissuto la stessa dipendenza. Non sostituisce il trattamento professionale, ma lo integra con continuità e struttura settimanale — come dimostra il percorso di Giuseppe. Le opzioni di telehealth, emerse con forza durante la pandemia e ora stabilmente disponibili in molti SerD, abbassano la soglia di accesso per chi — come Luca — vive lontano da casa, teme il giudizio dell’ambiente o ha difficoltà a prendere un appuntamento fisico.

Per chi affronta un debito elevato come quello di Giuseppe, il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (ex Legge 3/2012) prevede procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento rivolte ai consumatori: un piano di rientro concordato con i creditori e omologato dal tribunale, con possibilità di riduzione parziale dell’esposizione totale. Non è una via d’uscita automatica, ma è uno strumento reale che, combinato con il percorso terapeutico, ha permesso a molte famiglie di ricostruire stabilità finanziaria e personale.

Segnali da riconoscere

Le storie di Marco, Elena, Luca e Giuseppe mostrano come spesso siano i familiari — la compagna, la figlia, il padre, la moglie — a vedere per primi i segnali. Li vedono perché conoscono la persona: notano qualcosa che non torna, ma non sanno come nominarlo. La tabella che segue può essere uno strumento concreto di orientamento.

AreaSegnali d'allarme
FinanziariaConti correnti in rosso senza spiegazione, richieste frequenti di prestiti, vendita di oggetti di valore, estratti conto nascosti
ComportamentaleAssenze prolungate e non giustificate, bugie sui movimenti, irritabilità o agitazione quando non può giocare, ritiro dalle attività abituali
EmotivaEuforia sproporzionata dopo il gioco, umore depresso nei giorni senza, senso di colpa ricorrente, difficoltà di concentrazione
RelazionaleIsolamento progressivo, trascuratezza degli impegni familiari e lavorativi, riduzione dei contatti sociali, segreti e bugie abituali
Digitale (giovani)Tempo prolungato su app di betting, account su più piattaforme, uso di criptovalute o carte prepagate per siti non ADM, ricariche frequenti

Se riconoscete questi segnali in una persona cara, il primo passo non è un confronto accusatorio. La vergogna che già il giocatore prova si amplifica sotto pressione, e può spingere verso un maggiore isolamento. Il TVNGA (800 558 822) offre consulenza anche ai familiari, con operatori specializzati che possono aiutare a capire come avvicinarsi alla situazione senza aggravarne le dinamiche.

Domande frequenti

Conclusione

Le storie di dipendenza dal gioco d’azzardo di Marco, Elena, Luca e Giuseppe ci mostrano qualcosa che le statistiche faticano a trasmettere: che questa dipendenza può riguardare chiunque, che non ha un volto solo, e che i percorsi di guarigione esistono e funzionano. Il sistema italiano di cura — SerD gratuiti, CBT come trattamento di riferimento, Giocatori Anonimi, telehealth, strumenti di tutela finanziaria — offre risorse concrete. La ripresa è possibile: a due anni, a tre anni, a cinque anni dall’ultima giocata. Il punto di partenza, invariabilmente, è chiedere aiuto.

Se stai vivendo una situazione simile a quelle descritte in questo articolo, o se sei un familiare preoccupato, non aspettare che la situazione si aggravi. Chiama il Telefono Verde Nazionale al 800 558 822 (gratuito, anonimo, lunedì–venerdì ore 10–16) oppure contatta il SerD della tua ASL territoriale. Il gioco d’azzardo può causare dipendenza. Se hai bisogno di aiuto, le risorse esistono e sono gratuite.